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Lindustria nel suo assieme copre una vastità di campi
notevole. Parlando di industrie in genere si accenna a fabbriche
di produzione, sì, ma anche ad industrie alimentari, di
imballaggio, farmaceutiche e chimiche, di produttori e
distributori di energia (elettrica e non) e via dicendo.
In genere, tutti questi campi ed altri ancora sono toccati dal
fenomeno dellautomazione e quindi, indirettamente, dai
sistemi di comunicazione industriali, meglio conosciuti come bus
di campo.
Ovviamente certi settori sono maggiormente coinvolti da questo
fenomeno, mentre in altri campi limplicazione in queste
tecnologie è più legata al fatto che i bus di campo sono parte
integrante dei prodotti che si sviluppa e commercializza. Ne
deriva quindi un interesse fondamentalmente diverso. Lapproccio
ai bus di campo deve avvenire tenendo conto di questi aspetti.
Il testo che segue vuole essere una base teorica e pratica
utile a tutti gli interessati, destinata a far riflettere colui
che si troverà confrontato a delle scelte nel settore. Lo scopo
non è quello di creare ulteriori dubbi in merito, bensì di
formare una base di nozioni e criteri di valutazione che aiutino
a selezionare il bus più appropriato allapplicazione da
realizzare.
Proverò ad essere il più neutro possibile nelle mie
affermazioni. Tuttavia in un contesto di interessi economici e
tecnici molto pronunciato, mi sarà magari difficile tenere
sempre eque distanze dai vari sistemi che citerò. Daltra
parte mi limiterò a far riferimento in particolare ai bus di
campo che meglio conosco e sui quali mi considero
sufficientemente competente. Che i fautori di altri sistemi non
me ne vogliano!
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Innanzitutto, per mettersi tutti daccordo sullargomento di questo testo, mi sembra giusto rispondere ad una domanda spontanea e fondamentale:
"Cosè un bus di campo?"
Il concetto di "campo" fa pensare in modo chiaro a
qualcosa di limitato, non solo geograficamente, ma forse ancor più
concettualmente. Un campo, inteso come settore di una certa
materia, rappresenta senzaltro bene il dominio a cui si
applica il bus, e questo a diversi livelli di astrazione, come lo
vedremo più avanti, al momento in cui si parlerà di
integrazione della produzione secondo i concetti CIM.
Daltra parte, in questo luogo voglio ancora spendere due
righe sulla parola "bus", che ovviamente non ha nulla a
che fare con i mezzi di trasporto pubblici. Nulla? Ebbene,
paradossalmente invece sì! Un bus, in un contesto legato allinformatica
o allelettronica, svolge un ruolo identico ai comuni
veicoli: il bus (informatico) è un mezzo di trasporto pubblico
dei dati. Fisicamente si tratta di un fascio di conduttori
collegante assieme più circuiti per permettere loro lo scambio
dei dati.
Senza voler entrare troppo nei dettagli, sottolineo la relazione tra il concetto di "più circuiti" ed il fascio "comune" di conduttori. Contrariamente ad una connessione "punto-a-punto", dove solo due circuiti si scambiano informazioni, un bus conta generalmente un numero di utenti superiore. Daltro canto un bus (di campo) trasferisce generalmente i dati in modo seriale, ovvero un bit dopo laltro, ad eccezione di qualche applicazione specifica come il bus SCSI o il noto IEEE-488, largamente usato per linterconnessione di strumenti di misura. In questi due casi i dati vengono inviati per pacchetti di bit (byte o più), in modo parallelo. Entrambi i sistemi, però, non possono essere considerati come bus di campo, ma piuttosto come bus per comunicazioni informatiche dedicate.
Per una trasmissione seriale, dunque, un numero di conduttori molto limitato basta allo scopo. Generalmente, infatti, dei cavi a due o tre conduttori sono sufficienti. Inoltre, grazie alla maggiore facilità di immunizzare i cavi dalle perturbazioni esterne e reciproche, si può coprire delle distanze maggiori che non con dei cavi piatti ad un numero maggiore di conduttori.
Anche qui un confronto con le connessioni punto-a-punto è spontaneo: la topologia stessa del bus, ovvero la forma che assume fisicamente il cavo che collega i vari circuiti, ha un aspetto fondamentalmente distinto. Mentre una comunicazione punto-a-punto è limitata ai due circuiti collegati ai due estremi del cavo, nel caso di un bus la flessibilità di estensione aumenta. In effetti, generalmente non pone nessun problema laggiunta di un nuovo circuito da collegare al bus esistente.
Per far sì che la comunicazione funzioni, il modo di scambiare dati attraverso un bus cambia radicalmente rispetto alla comunicazione punto-a-punto. Se su di una linea collegante due nodi, magari in modo full-duplex, questi sono praticamente liberi di trasmettere quello che vogliono, come vogliono (esempi: due terminali collegati tra loro da una RS-232, oppure un terminale Videotex collegato via modem alla centrale VTX, dove addirittura le cadenze di trasmissione e di ricezione sono distinte!), laccesso ad un bus comune esige delle regole di convivenza più severe. Linsieme di queste regole si chiama protocollo.
Daltra parte, e questo è particolarmente importante per un bus di campo, si ricorre sempre ad un meccanismo supplementare di sicurezza in modo da poter garantire un trasporto corretto dei dati da un punto allaltro della rete. Vi sono diversi modi di realizzare questa protezione. Spesso vengono usati diversi di questi meccanismi per una sicurezza maggiore.
Insomma, per poter comunicare attraverso un bus di campo esistono regole severe, misure di sicurezza ed esigenze tecniche non indifferenti. La comunicazione dei dati che ne deriva non è così triviale come in un sistema punto a punto o in un sistema che ne fa direttamente a meno, tramite un cablaggio più esteso e centralizzato della sensorica, delle periferie e degli azionatori. Allora, perché bisognerebbe scegliere un bus, se questo comporta degli impegni e delle difficoltà tecniche a volte difficili da dominare?
Fondamentalmente ci sono due argomenti a favore dei bus di campo che stanno alla base di tutti gli altri vantaggi:
Da questi due spunti scaturisce tutta una serie di argomenti spesso utilizzati anche a fini commerciali dai produttori e distributori dei vari sistemi di comunicazione. Eccone alcuni dei più correnti:
Esistono pure, ovviamente, qualche svantaggi che mi sembra giusto segnalare in questo luogo, in contrapposizione agli aspetti positivi appena citati:
Gli svantaggi principali sopracitati, in particolare i primi due, sono generalmente temporanei, in quanto legati al fatto di dover accedere ad una nuova tecnologia. Tuttavia, con il tempo e la pratica i vantaggi non dovrebbero farsi attendere. Per questa ragione è vivamente consigliato a tutti i potenziali utilizzatori di interessarsi al tema sufficientemente presto, per non arrivare a dover improvvisare soluzioni con mezzi che non si riesce a comprendere.
La domanda che a questo punto ci si chiede è effettivamente: chi è, o dovrebbe essere, interessato a questa tecnologia? Si può rispondere classificando in tre categorie di professionisti i potenziali interessati:
Fig. 1: categoria di professionisti interessati ai bus di campo
Le esigenze dei membri di queste tre categorie sono ovviamente
diverse. Per i primi il fatto che linstallazione funzioni
grazie ad un bus di campo o meno è totalmente indifferente, o
quasi. Per questa ragione questa categoria di persone può essere
tranquillamente eliminata dalla lista dei professionisti che
nutrono interessi per i bus di campo. Fanno eventualmente
eccezione in questo caso le persone che si dedicano alla
manutenzione degli impianti, le quali però possono essere
classificate nella seconda categoria.
Questa seconda categoria comprende persone per cui, benché siano
sensibili allaspetto del costo, non fosse altro che per
rimanere concorrenziali nelle offerte e prestazioni che possono
offrire, fanno ricorso ai bus di campo per semplificare il più
possibile la progettazione e realizzazione degli impianti, in
modo da ridurre soprattutto i costi di sviluppo, messa in
servizio e manutenzione. In questottica saranno
particolarmente interessati a strumenti di diagnosi, monitoraggio
e configurazione della rete. Daltra parte preferiranno
ovviamente i sistemi di comunicazione che offrono una semplicità
duso maggiore. Grazie allimpiego dei bus di campo,
chi appartiene a questa categoria potrà vantare una grande
flessibilità di concezione e innumerevoli facilitazioni di
estensione o modifica successive.
Chi invece deve realizzare apparecchiature capaci di
comunicare attraverso i bus di campo, o in genere tutti coloro
che si trovano a dover sviluppare dei moduli di comunicazione per
bus di campo sono piuttosto interessati alla complessità del
loro compito, alla disposizione sul mercato di chip che integrano
il più possibile della funzionalità di comunicazione, al
supporto allo sviluppo (SW in particolare), ecc. Per loro è
primordiale riuscire a realizzare un circuito semplice che non
richieda particolari sviluppi sia HW che SW, possibilmente
mediante componenti buon mercato.
Come si intravede già sin dora, data la natura diversa di
interessi che spinge la gente ad approdare ai bus di campo, le
scelte di impiego di un sistema piuttosto che un altro risulta
abbastanza soggettiva.
Non è proprio corretto parlare di moda, anche se negli ultimi
anni largomento "bus di campo" è stato
effettivamente sfruttato a scopi commerciali in modo molto
pronunciato.
È forse più corretto chiedersi qual è lorigine della
tendenza a passare da dei sistemi tradizionali a dei sistemi
basati sui bus di campo. Questa tendenza, totalmente indipendente
da aspetti di moda o propaganda, è infatti reale.
Lapproccio ai bus di campo e, in generale, ai sistemi di
comunicazione è più naturale di quanto ci si possa immaginare
in un primo tempo. In effetti questa tendenza non è altro che il
frutto di unevoluzione delle tecnologie che ha cominciato
allinizio del 1900, con lera industriale, e che si
protrae ancora oggi, lungi dallessere terminata. Tuttavia
nel campo delle comunicazioni (intese come trasporto di dati) si
nota un percorso in senso inverso dellevoluzione meccanica,
dapprima, e elettrotecnica in seguito. Mi spiego: dai livelli più
astratti di scambio di dati, la comunicazione è stata applicata
al livello gestionale, poi agli automatismi, ed in seguito anche
al livello dei sensori ed azionatori. Graficamente il concetto
risulterà più chiaro, per cui vi rimando allimmagine
seguente:
Fig. 2: evoluzione della tecnica nel campo dellautomazione
Allinizio del secolo, con la scoperta della potenza del
vapore, si è scatenata una serie di innumerevoli invenzioni
ingegnose. Ben presto i più astuti hanno cominciato ad elaborare
dei sistemi a leve e camme per permettere lautomatismo di
alcuni processi semplici. Uno dei primi frutti è stato il motore
a vapore, usato sia in ferrovia che nelle industrie. In questo
caso si trattava di commutare automaticamente limmissione
del vapore da una parte o dallaltra dello stantuffo, in
modo da automatizzare landirivieni di questultimo.
Altri sistemi a bilanciere permettevano la regolazione della
pressione e della velocità.
Questi meccanismi hanno conosciuto innumerevoli variazioni e sono
evoluti fino ai sistemi a camme, di cui ci si serve ancora oggi,
in particolare nei motori a combustione, ma anche ancora su certe
macchine utensile.
Tuttavia, per alcune applicazioni, ci si rese presto conto che la
meccanica non offriva sufficiente flessibilità. Ecco allora che
una nuova tecnica fece apparizione: la pneumatica. Grazie a
questa tecnica si guadagnava infatti unenorme flessibilità,
grazie al ridirezionamento attraverso tubi di segnali logici. In
effetti, la pneumatica è stata il primo passo nella direzione
della trasformazione di parametri fisici in parametri logici di
comando. Nacque così rapidamente lidea di combinare i vari
segnali mediante valvole pneumatiche per automatizzare processi
più complessi.
Lelettricità ha poi portato tutto ciò che si
desiderava per poter ridurre ulteriormente il volume e la
complessità dei sistemi pneumatici, permettendo non solo di
conservarne la flessibilità ma, anzi, di aumentarla ancora
notevolmente. Linvenzione dei relais permise di sostituire
a meraviglia le valvole pneumatiche, specialmente per le funzioni
"logiche". In un primo passo, daltronde, la
pneumatica e lelettricità si completarono in modo
eccellente. Ancora oggi si sfrutta questo binomio in un numero
elevato di applicazioni.
I relais furono poi i precursori delle centraline programmabili (PLC
in inglese, o CPI - componente programmabile integrato in
italiano). Il passo decisivo verso una struttura programmabile fu
infatti possibile unicamente grazie allelettronica. È
inutile sottolineare limmensa flessibilità aggiunta grazie
a questa ulteriore fase di astrazione...
I PLC (userò la sigla inglese in quanto maggiormente conosciuta
e diffusa in italiano) hanno conosciuto anchessi una vera e
propria successione di rivoluzioni. Da semplici sostituti dei
relais sono diventati nel corso degli anni dei veri e propri
computer capaci di elaborare un numero sempre crescente di
informazioni.
In generale, larrivo dei processori, levoluzione dellelettronica
e dellinformatica hanno contribuito in modo determinante ad
aumentare la flessibilità e la vastità dei campi di
applicazione, da una parte, mentre che dallaltra hanno reso
più complesso linsieme del sistema. Lelaborazione
dei dati, infatti, richiede un numero sempre maggiore di cavi e
collegamenti, che incidono sempre più sullingombro e sul
prezzo dellimpianto. Per fortuna, queste stesse tecnologie
hanno permesso lo sviluppo e levoluzione dei sistemi di
comunicazione.
Un primo passo nel campo della comunicazione dei dati è stato
quello di distribuire laccesso ai calcolatori, grazie a
delle reti a stella, dove un gran numero di utenti erano
collegati allunità centrale mediante una connessione punto-a-punto
(la nota RS-232). Gli esempi maggiormente conosciuti (ed anche più
vicini a noi) erano i sistemi VAX con i terminali VT-100,
diventati nel frattempo uno standard de-facto.
Anche qui, grazie allapporto tecnologico, il passo verso
dei sistemi di comunicazione aventi delle topologie più moderne
è stato rapido. Dalla struttura a stella si è passati a quella
ad albero. La grande differenza risiede nel fatto che gli utenti
sono collegati ad un unico cavo in comune. Le informazioni che
hanno da trasmettere sono semplicemente multiplexate nel
tempo.
Levoluzione delle tecniche di trasmissione ha permesso
lo sviluppo di nuovi protocolli di comunicazione, riducendo i
tempi necessari alla comunicazione stessa, pur migliorando nel
contempo la sicurezza e lintegrità dei dati trasmessi.
Questo ha permesso dapprima un impiego dei sistemi di
comunicazione per sincronizzare dei processi industriali
indipendenti, poi una discesa verso il "campo" (la
produzione), in modo sempre più capillare e dedicato, al punto
di giungere al livello più basso (e più critico) dei sensori ed
azionatori.
A questi livelli, malgrado esistano dei bus "sensori-attuatori"
già da alcuni anni, la loro diffusione conosce un vero e proprio
boom solo negli ultimissimi anni, mentre che i bus che si
occupano di compiti ancora più critici, come quello della
sincronizzazione di movimenti in tempo reale, sono ancora
relativamente giovani ed ai loro primi passi in applicazioni
industriali al di fuori dei laboratori di ricerca universitari.
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